Tutti siamo convinti che la minaccia maggiore alla nostra salute arrivi da ciò che respiriamo, ma questo è vero solo in minima parte. Siamo tutti in psicosi da smog e da effetto-serra, ma pochi sanno che è l’alimentazione il più grande determinante della salute. In altre parole la salute dipende molto di più da ciò che mangiamo che da ciò che respiriamo. E questo vale soprattutto in campo oncologico.
Da più di 30 anni, infatti, gli oncologi di tutto il mondo studiano il rapporto tra cibo e cancro e la maggior parte degli studi attribuisce a una “buona dieta“ la possibilità di evitare complessivamente 1l 30-40% di tutti i tumori. Anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) conferma che ogni anno più del 30% delle persone che si ammalano di cancro avrebbero potuto evitare la malattia se negli anni precedenti si fossero alimentate diversamente.
Studi statistici di correlazione geografica confrontano l’incidenza delle malattie tumorali in diverse aree geografiche e le differenze sono notevoli:
Il cancro dello stomaco in Giappone è 25 volte più frequente che in Uganda.
Il tumore del colon è negli Stati Uniti 10 volte più frequente che in Nigeria.
Il cancro del fegato in Mozambico è 100 volte più frequente che in Inghilterra.
Forti differenze di incidenza si riscontrano anche tra popolazioni indigene (che continuano a vivere nel paese di origine) e quelle emigrate:
I nigeriani che vivono in Africa hanno meno tumori del colon, del retto e del fegato di quelli emigrati negli Stati Uniti.
Tra i giapponesi emigrati nelle Hawai, dove lo stile di vita è di tipo occidentale, la frequenza dei tumori è diversa rispetto a quella che si registra nella madre-patria
Anche l’incidenza del tumore mammario varia nei diversi Paesi: elevata negli USA e nei paesi occidentali, bassa nelle popolazioni asiatiche.
Se le donne appartenenti a popolazioni a basso rischio migrano verso paesi occidentali, il vantaggio viene azzerato.
Tutte queste constatazioni escludono che i motivi delle differenze esistenti tra una regione e l’altra dipendano dalla razza o altro fattore, ma dimostrano che buona parte dei tumori dipendono da come si mangia e si vive nelle diverse regioni della terra.
Nei paesi occidentali ricchi, nel corso dell’ultimo secolo, vi è stato un continuo e progressivo allontanamento dalla dieta tradizionale. Alimenti che un tempo venivano consumati saltuariamente come per esempio la carne (anche per la difficoltà di conservazione) oppure che non erano nemmeno conosciuti come per esempio lo zucchero e le farine molto raffinate, sono oggi diventati un cibo quotidiano. Questo modo di mangiare, ipercalorico, sempre più ricco di zuccheri e proteine ma sempre più povero di alimenti naturalmente completi, ha contribuito e non poco allo sviluppo delle “malattie da civiltà”: obesità, diabete, ipertensione, aterosclerosi, osteoporosi, stipsi….. e, non ultimi, molti tipi di tumori. In molti casi è in gioco tutto lo stile di vita, non solo il modo di mangiare. Forte è l’evidenza che le verdure esercitano un’azione protettiva nei confronti di alcuni tumori. Chi le consuma regolarmente riduce il rischio di ammalarsi rispetto a chi non le mangia. I fitoestrogeni eserciterebbero su alcuni recettori della mammella un’azione di schermo nei confronti dell’azione carcinogenica degli estrogeni endogeni. I fitoestrogeni sono contenuti nella soia, nei cereali purchè non raffinati, nei legumi, nella frutta, nelle noci, nelle mandorle.
Da quanto detto si evince che è possibile seguire delle linee guida che possono ridurre al minimo la probabilità di insorgenza di tumori correlati a una cattiva alimentazione (Tabella 1).
Dott. Carmine Farinaro